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DEPRESSIONE
APPROFONDIMENTO

La depressione è una malattia che poggia sulla tristezza senza speranza di guarire, sul sentimento di colpa e sul dolore morale così grave da far avvertire le emozioni pesantemente frustrate e chiuse in una gabbia di sofferenza.

Il capostipite dei disturbi depressivi è rappresentato dal disturbo depressivo maggiore (a episodio singolo o ricorrente). Segue come importanza il disturbo distimico, caratterizzato da un umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni.

DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIORE

Il disturbo depressivo maggiore è caratterizzato dalla comparsa di uno o più episodi depressivi maggiori senza episodi maniacali o ipomaniacali. Negli intervalli liberi dal disturbo, il soggetto appare ben compensato dal punto di visto psichico. La gravità complessiva del disturbo dipende dall'intensità, dalla durata e dalla frequenza dei singoli episodi. L'età di esordio più frequente è tra i 20 e i 30 anni. Il rischio suicidiario si attesta intorno al 15% dei casi. Numerosi fattori aumentano il rischio di ricorrenza (o ricaduta) ed il rischio di recidive aumenta proporzionalmente al numero degli episodi precedenti, in rapporto all'esordio precoce, alla familiarità ed alla presenza di fattori psicosociali stressanti.

 
Le manifestazioni cliniche più frequenti sono rappresentate dall'abbassamento del tono dell'umore, dalla perdita di interesse e piacere con sentimenti di indifferenza ed inadeguatezza, di aridità e di vuoto, talora con la perdita di sentimenti e tendenza al pianto; si verifica una riduzione della capacità di concentrazione e della memoria, rallentamento psicomotorio, alterazioni vegetativo-somatiche quali insonnia o sonnolenza, diminuzione o aumento dell'appetito e del peso. Possono coesistere ansia, preoccupazione e somatizzazioni diffuse. Sono talora presenti manifestazioni psicotiche a corredo della sintomatologia depressiva di base, consistenti in deliri (con frequenti contenuti di colpa e rovina) e allucinazioni.

Importanti segni fisici come insonnia, stanchezza, perdita dell'appetito, impotenza o frigidità tendono usualmente a comparire fin dall'inizio della malattia, magari anche a precederla.
Molti parlano di "esaurimento nervoso" e non di depressione quando avvertono in se stessi i sintomi descritti.

L'interazione della componente psichica con quella fisica della malattia, fa sì che venga annullata la volontà dell'individuo colpito che si sente incapace di svolgere compiti come quelli in precedenza sempre eseguiti a causa della sensazione di fatica paragonabile a quella necessaria "per sollevare un macigno".
In questo stato d'animo marcato dalla convinzione di una inguaribile incapacità, diviene importante il bisogno di aiuto e di comprensione del paziente per cui dicendogli di reagire e metterci buona volontà, non si fa altro che aumentare il suo senso di colpa per non riuscire ad essere come tutti vorrebbero, lui compreso, se stesse bene, esponendolo per di più ad un rischio grave da non escludere mai nella depressione.

Il rischio di suicidio è reale nella depressione, specie se grave, perchè nella mente del paziente, affranto dal cambiamento in negativo della sua persona, alberga costantemente il pensiero della morte, vissuto come desiderio di liberazione dalla grave e insopportabile sofferenza psichica, fisica e morale che, a torto, viene ritenuta immutabile. Conseguentemente avviene la compromissione di tutti gli aspetti della vita quotidiana: lavoro, vita familiare e relazioni sociali.

TRATTAMENTO

La cura del paziente depresso è complessa e richiede un approccio polivalente. Oltre al medico specialista (a cui competerà la componente tecnica della terapia) ricoprono un ruolo fondamentale la famiglia e le persone care alle quali viene demandato il compito di stare vicino al paziente con tutto il sostegno, l'affetto e il calore morale necessari al conforto di una così grande sofferenza.
Il medico specialista agirà formulando dapprima un inquadramento diagnostico preciso, essendo infatti importante distinguere la depressione maggiore, dalla fase depressiva di altra natura.
Essendo preponderante la componente biologica della depressione per le modificazioni biochimiche patologiche a livello neurotrasmettitoriale, l'approccio terapeutico psicofarmacologico a base di antidepressivi è fondamentale. Esso deve essere necessariamente integrato da un supporto psicoterapeutico mirato a far comprendere al paziente la patologia, cercando anche le possibili cause psicologiche della malattia, soprattutto nella depressione reattiva (notoriamente scatenata da fatti che hanno provocato un disagio). Al curante spetta il compito di garantire il controllo della terapia psicofarmacologica; i preparati di nuova generazione (SRRI) sono efficaci e più sopportabili in quanto i loro effetti collaterali sono abbastanza contenuti, rispetto a quelli degli antidepressivi di prima generazione.


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