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L'articolo, estratto da "Nuovi percorsi", affronta in modo semplice ma completo i punti cardine del BPD, dalle sue possibili cause ai trattamenti.
DISTURBI DI PERSONALITA': PREMESSE GENERALI
Con la definizione “Disturbi di Personalità” s’intende descrivere un’ampissima gamma di fenomeni patologici della mente che riguardano non già delle malattie caratterizzate da sintomi precisi (come nel caso della depressione, della schizofrenia o dei disturbi d’ansia), bensì disturbi che hanno a che fare con un disfunzionamento della personalità di particolare entità, per i quali non si assiste all’emergere di “sintomi”, ma di tratti disfunzionali della personalità adulta -atteggiamenti, pensieri, comportamenti, visioni del mondo e stili di vita- che sono ricorrenti, pervasivi ed invalidanti per la persona e per la sua vita. I disturbi della personalità possono coesistere con le malattie mentali sintomatiche che abbiamo descritto altrove, ma, più spesso, possono presentarsi senza complicazioni sintomatiche vere e proprie, bensì come “disagio” generalizzato, difficoltà a svolgere funzioni e a mantenere relazioni, aspetti della propria persona vissuti come non sintonici e malfunzionanti. Questi fenomeni di sofferenza mentale sollevano più di altri il problema della indefinibile differenza tra “normalità” e “patologia” poiché in ognuno di noi (nessuno escluso) è possibile rintracciare forme più o meno attenuate di problematicità relative alla personalità, tanto da far affermare a qualche studioso, particolarmente attento, che è la personalità stessa, nel suo insieme, come aspetto culturale fondante della specie sapiens, ad essere costituzionalmente predisposta ad ammalarsi e ad inscenare determinati problemi ricorrenti. Il criterio discriminante e descrittivo diventa perciò non più il presunto spartiacque tra “normalità” e “patologia” (criterio qualitativo), ma la valutazione quantitativa che riguarda i livelli di disabilità sociale e relazionale del soggetto, le autovalutazioni della persona stessa che sente come dissonanti e inaccettabili certe caratteristiche di se stesso. In alcuni casi invece, come vedremo più avanti, sono le valutazioni delle persone vicine e/o del contesto sociale ad indicare delle disfunzionalità di cui il soggetto non percepisce la natura patologica e che sente invece come sintoniche con il proprio stile di vita e le proprie abitudini. In questi casi sono i codici socio-culturali prevalenti in ciascun momento storico e di ciascun gruppo sociale a determinare la disfunzionalità di un dato atteggiamento o comportamento, per cui un soggetto che qui ed oggi sia portatore di una componente, ad esempio, antisociale, in un altro contesto socio-culturale o in un’altra epoca storica sarebbe perfettamente integrato. Perciò ciò che appare disfunzionale in un contesto culturale può risultare funzionale in un altro. Occorre quindi maneggiare con cura le valutazioni diagnostiche e conoscerne i retroterra culturali e sociali senza però cadere nell’eccesso opposto di bonificare ogni patologia relativilizzandola in maniera assoluta.
IL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA' (BPD o DBP) Nessun disturbo come quello borderline risulta altrettanto controverso dal punto di vista della classificazione psicopatologica e rispetto alle differenti descrizioni psicodinamiche. Lo stesso termine “borderline”, che significa letteralmente “linea di confine”, sembrerebbe già indicare un’area problematica che si trova al confine tra le diverse patologie psichiche. Per questo ancora oggi questa definizione viene utilizzata impropriamente quando ci si trova di fronte a patologie miste non altrimenti classificabili. Proveremo qui a raccogliere i diversi tentativi di sistematizzazione diagnostica e a trovarne i punti comuni. DESCRIZIONE Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è caratterizzato da una diffusa instabilità delle relazioni, dell’immagine di sé, dell’affettività, dell’umore, e da una notevole impulsività del comportamento. Si può già manifestare nella seconda infanzia e nell’adolescenza, oppure in età giovanile. Interessa l’1,8-4% della popolazione (è quindi molto diffuso) ed è in aumento negli ultimi anni. Secondo una classificazione standard (DSM IV), per soddisfare i criteri diagnostici del DBP occorre la presenza di almeno 5 di queste caratteristiche:
Evitamento esasperato dell’abbandono (anche immaginario) o di una separazione Instabilità ed intensità dei rapporti interpersonali nei quali si alternano rapidamente idealizzazione e svalutazione dell’altro Disturbo dell’identità: il senso di sé è mancante di continuità e l’immagine di sé è disturbata Impulsività in almeno due aree a danno del soggetto: spese eccessive, sesso, uso di sostanze, alcol, alimentazione (abbuffate), comportamenti spericolati. Ricorrenti atteggiamenti minacciosi, comportamenti suicidari o autolesivi Instabilità dell’umore: disforia, irritabilità, ansia, con durata di poche ore Sentimenti cronici di vuoto, intolleranza della noia. Rabbia immotivata, intensa e incontrollata: accessi d’ira, rabbia costante, scontri fisici. Gravi sintomi dissociativi o transitoria paranoia in relazione a eventi stressanti
Esistono differenti gradazioni relative alla gravità del DBP all’interno di una vasta gamma che va dai livelli nevrotici fino a quelli più francamente psicotici. Inoltre la diagnosi di DBP può facilmente sovrapporsi ad altre configurazioni psicopatologiche come quelle psicotiche: Schizofrenia, Depressione, Disturbi Affettivi, o ad altri disturbi di come il Disturbo Narcisistico, il Disturbo Paranoideo, il Disturbo Schizoide, i Disturbi dell’Alimentazione, il Disturbo di Personalità Multipla, il Disturbo Antisociale, il Disturbo Dipendente.
Per questo motivo, alcuni studiosi di orientamento psicoanalitico, anziché definire una specifica categoria diagnostica a sé stante, preferiscono parlare di “organizzazione borderline” della personalità in cui convergono certe caratteristiche comuni a molti disturbi. Secondo questi studiosi dunque il paziente borderline si riconosce da alcuni parametri quali: la scarsa integrazione dell’identità, la debolezza dell’Io, specifici meccanismi di difesa, un certo livello intermedio di alterazione dell’esame della realtà, un certo tipo di relazioni familiari e interpersonali, e una certa strutturazione del mondo interno, ma senza che tutto ciò definisca una precisa categoria.
Osservando la persona borderline ed il suo ambiente, emergono alcune costanti relative sia al mondo interno che a quello esterno che qui proviamo a descrivere: - Innanzitutto il borderline è una persona che è in guerra con se stesso perché è portatore di un'identità frammentata e discontinua con la quale si rispecchia sempre negativamente.
- L'immagine sociale di cui il borderline è portatore gli restituisce continuamente una disconferma di sé che gli provoca angoscia e rabbia.
- Questo provoca anche significative distorsioni di valutazione dei rapporti interpersonali che finiscono per accentuare questo senso di non appartenenza.
- Per il borderline i legami e le relazioni significative sono a priori caratterizzati da una forte incostanza, da una mancanza di sicurezza e solidità e da una valenza di non affettività.
- Per questo le rapide oscillazioni tra idealizzazione e svalutazione nelle relazioni sono la rappresentazione della ripetizione del proprio dramma interno per il quale si ripropone continuamente il senso di abbandono, e che provocano nella persona la classica intolleranza del vuoto, della noia, ma anche della separazione (anche momentanea) dalle persone significative.
- Per proteggersi da un'ulteriore frammentazione della personalità o da forme depressive fortissime che lo farebbero scivolare nella psicosi, il paziente borderline utilizza meccanismi "primitivi" che gli consentono di dividere il mondo in "buoni" e "cattivi", di negare quelle emozioni che ripropongono i conflitti, di sentirsi onnipotente, a danno dell'esame di realtà che risulta in tal modo alterato anche se non compromesso del tutto.
- Questa netta divisione tra parti contrastanti e non comunicanti della personalità del borderline si ripropone facilmente anche nell'ambiente umano a lui circostante tra coloro che s'identificano con l'idealizzazione (che si alleano con il "salvatore" e assumono un atteggiamento di empatia e comprensione) e tra coloro che s'identificano con la svalutazione (che si sentono persecutori e cattivi e che assumono a loro volta un atteggiamento di svalutazione del borderline).
- Molti degli eccessi comportamentali del borderline si spiegano dunque sulla base dell'impossibilità di integrazione di aspetti contrastanti della sua personalità, e sulla base dell'intolleranza dell'ansia interna e sociale di cui egli è portatore.
- Tipico del borderline è infatti la rabbia improvvisa e imprevedibile, l'impulsività diffusa, la compulsione a riempire in qualunque modo il senso di vuoto (alcol, droghe, cibo, sesso), l'alternanza tra fasi di ansia o euforia onnipotente e fasi di disperazione o depressione che possono condurre spesso a gesti autolesivi (mutilazioni, tagli sul corpo) se non francamente suicidari (dimostrativi e non).
Per quanto riguarda le famiglie dei borderline, alcuni autori hanno dimostrato che esiste un'ampia varietà di condizioni predisponenti: la presenza di tratti borderline negli stessi genitori; la discontinuità nelle relazioni di cura, la trascuratezza o l'anaffettività di esse; la conflittualità tra i genitori; la presenza di comportamenti violenti, di abuso fisico o sessuale; oppure l'ipercoinvolgimento emotivo e ansioso nelle relazioni. COMPRENSIONE PSICOLOGICA Anche per il DBP, essendo una patologia complessa, vale il principio della multifattorialità delle cause scatenanti. Alcuni ricercatori considerano questo disturbo originato da carenze evolutive del rapporto bambino-ambiente di cura; altri attribuiscono a eventi traumatici dell’infanzia (abusi, violenze, clima non affettivo) le cause del DBP; altri ancora hanno dimostrato deficit minimali di natura neuro-cognitiva; ed infine c’è chi sostiene che determinati cambiamenti del contesto sociale ed educativo siano la matrice della vasta diffusione di questo disturbo. Ovviamente nessun parere è definitorio, ma ciascuna posizione osserva i fenomeni da un proprio vertice, tant’è che una parte dei pazienti DBP non risponde a nessuno di questi fattori causali. INDICAZIONI TERAPEUTICHE Il trattamento e la cura del paziente borderline è spesso difficile proprio a causa delle sue caratteristiche di “irrequietudine”, e spesso anche la terapia assume il carattere di discontinuità. Molto spesso la conquista di “un’alleanza terapeutica” risulta faticosa e la partecipazione al lavoro terapeutico assume la classica forma oscillante e “intermittente”. Nonostante ciò, coloro che riescono ad avere una certa continuità nel rapporto terapeutico ottengono buoni risultati nel tempo. Data la varietà e la complessità della patologia borderline, che come abbiamo già detto può sovrapporsi ad altre patologie, il progetto terapeutico per chi soffre di questo disturbo dovrà essere personalizzato a seconda della gravità e del quadro patologico complessivo. Ad ogni modo, l’intervento psicoterapeutico individuale e/o gruppale risulta essere l’intervento elettivo per questa patologia, a volte affiancato da un lavoro parallelo sulla famiglia. L’uso di psicofarmaci, pur non rispondendo alle esigenze globali della cura (non c’è cioè un farmaco specifico per la cura di un disturbo complesso come il DBP), può talora essere di complemento alla psicoterapia per talune situazioni sintomatiche frequenti nel DBP, come la depressione, l’ansia, l’impulsività, la rabbia. Talora per i casi più difficili, per i quali precedenti trattamenti sono risultati improduttivi, può essere indicato l’intervento residenziale di una Comunità Terapeutica specializzata per questo problema. In alcuni altri casi o per certi momenti di crisi particolari può essere necessario il ricovero ospedaliero, soprattutto in conseguenza di comportamenti autolesivi o suicidari. INDICAZIONI PER I FAMILIARI Rivolgersi ad un servizio pubblico o privato di fiducia che assicuri continuità e che sia specializzato per questo problema Considerare il problema del proprio caro come qualcosa che riguarda anche tutta la famiglia Collaborare il più possibile con la terapia Assicurare la solidità del contenitore familiare e mantenere un atteggiamento di fermezza rispetto alle regole Controllare il coinvolgimento emotivo e cercare di non essere reattivi rispetto all'emotività del proprio caro Non è raro che anche i familiari del paziente borderline facciano richiesta di aiuto poiché bisognosi anch'essi, oppure abbiano necessità di un sostegno alla loro genitorialità. Questo fatto però può inizialmente ostacolare la collaborazione della famiglia la quale si sente chiamata in causa troppo direttamente oppure si sente in colpa. Invece, occorre fare di tutto affinché si crei un'alleanza di lavoro tra famiglie e terapeuti, fattore questo importantissimo per dare maggiore continuità alla cura. Un'altra evenienza frequente che riguarda la famiglia dei borderline è la difficoltà che essa incontra allorché avvengono i primi progressi terapeutici i quali producono certi cambiamenti all'interno del campo familiare.
Articolo estratto da: http://nuovi-percorsi.it/disturbi_di_personalita.htm
STUDIO DI PSICOTERAPIA "NUOVI PERCORSI"; Dr. Nicola Basile, Mariarosaria Danza, Luigi D'Elia, Gaetana Norcia. Psicoterapia individuale, di gruppo e della famiglia, counseling. Infanzia, adolescenza, età adulta. Via Pistoia, 7 00183 Roma (zona San Giovanni).
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