NORMALAREA - psichiatria sociale dipendenze
HOME
CONTATTI
LINK
CERCA
LOGIN
HOME arrow NORMA E NORMALITA'
MENU' PRINCIPALE
HOME
CHI SIAMO
NORMA E NORMALITA'
PSICO-SOCIALE
PSICHIATRIA
DROGA E DIPENDENZE
ALCOL
DOPPIA DIAGNOSI
ALTRE DIPENDENZE
CRIMINOLOGIA
GIURISPRUDENZA
VOCABOLARI
SALUTE E BENESSERE
LINK
NEWS
DOWNLOAD
MAPPA SITO
CERCA NEL SITO
 
 
 
 
 
 
NORMA E NORMALITA'
Indice articolo
NORMA E NORMALITA'
SOCIETA'

ANALISI DELLA SOCIETÀ

La società contemporanea (quella cosiddetta “civilizzata”) si è trovata a gestire nel giro di brevissimo tempo un patrimonio costituito da scienza, tecnica e progresso. Contemporaneamente al progresso (si pensi ai cambiamenti portati negli ultimissimi decenni dalle tecnologie informatiche, da internet, dalle telecomunicazioni, dalla scoperta di nuove materie, ecc.) è cresciuta la diffusione di massa della tecnologia che, come ovvia conseguenza, ha comportato -e comporta- dei costi (anche e navigatore gpssoprattutto in termini economici). Contemporaneamente, nel giro di qualche decennio, il menage famigliare è cambiato. Da una famiglia di tipo nucleare, costituita prevalentemente da un padre lavoratore, una madre casalinga o anch’essa lavoratrice e dei figli che sulla soglia dei 20 - 25 anni trovavano la loro autonomia abitativa e lavorativa, si è passati (dati Istat) ad una famiglia spesso di tipo allargato in cui entrambi i genitori sono necessariamente impiegati nel mondo del lavoro ed i cui figli, in particolar modo per esigenze di tipo economico, rimangono saldamente ancorati al nucleo originario oltre i trent’anni d’età.  

A fronte di questa rapida evoluzione tecnico-scientifica, allargatasi ad ogni ramo della società, uno dei settori del campo scientifico maggiormente pigro e restio ai cambiamenti è stato, paradossalmente, quello medico-clinico. Sebbene la scienza abbia portato anche qua degli evidenti progressi (si pensi alle tecniche diagnostiche e chirurgiche, alla farmaceutica, ai nuovi materiali sanitari, ecc.) è pur vero che il grosso cambiamento avvenuto nella medicina risale probabilmente alla scoperta degli antibiotici (intorno al 1950) che segnò il drastico calo della morbilità e della mortalità con conseguente allungamento dell’aspettativa di vita.

persone anzianeL’allungamento dell’aspettativa di vita a cui si è andati incontro negli ultimi decenni, non corrisponde tuttavia ad un globale aumento della qualità di vita (inteso come “benessere” nella sua totalità: fisico, psichico sociale), o meglio della percezione che ciascuno, soggettivamente, ne ha.
Dati allarmanti quali i continui violenti fatti di cronaca, l’elevato numero di suicidi e di gravi episodi che coinvolgono la società, l’uso smodato di psicofarmaci (sono i farmaci più venduti), il ricorso all’uso di droghe, all’utilizzo problematico di alcol ed il crescente aumento (esponenziale) di disturbi della personalità e di patologie psichiatriche (documentato dai Servizi preposti e facilmente intuibile anche da chi non è del settore) dovrebbero far riflettere. Per quanto riguarda alcuni di questi dati (ad esempio l’uso di droghe da parete della popolazione generale) si ritiene che il loro numero sia altamente sottostimato.

Il processo di normalizzazione che si è instaurato nei confronti di alcuni fenomeni e comportamenti, parallelamente alla loro espansione, ha portato ad una sorta di legittimazione per ciò che concerne comportamenti e dinamiche socialmente pericolosissime col conseguente abbassamento della soglia di percezione dei rischi e dei danni derivabili. Esempio eclatante è l’uso per via inalatoria di cocaina (la pratica dello “sniffare”, “tirare”, “pippare”). Le parole “tossicodipendente” e “drogato” hanno da sempre evocato, nell’immaginario collettivo, la figura del “tossico” da strada: il consumatore di eroina che si buca, ruba, scippa, malaticcio e malandato, con evidenti segni sei suoi trascorsi, “il marcione” che vive per strada. È difficile che oggigiorno la stessa parola rimandi al consumatore abituale (piuttosto che semi-occasionale) di cocaina: chi “pippa la bonza” è mediamente una persona socialmente inserita, impiegato nel mondo del lavoro, con famiglia, magari pure simpatico e adeguato (quando va bene e fin tanto che va bene). Ciò non tiene presente del danno biologico, pischico e sociale a lungo termine né tanto meno di quello a cascata sulle attuali e future generazioni alle quali sembra (e sembrerà) sempre più strano (e quindi sempre meno “normale”) poter viver bene senza dover ricorrere a certi comportamenti, facendo sempre più sfumare il confine tra benessere ed illusione di star bene, tra normalità e patologia. Così pure si rimuove tutto ciò che sta a monte di una catena dagli infiniti anelli, intrisa di gravi illeciti, che che genera ad ogni passaggio disagio, solitudine, sofferenza, patologie, abusi, violenza, distruzione, morte.

mediaL’attenzione dei media è spesso spostata su fatti di cronaca che destano maggiore interesse e che non vanno incontro al rischio di mettere in discussione tanto il singolo quanto la società, preferendo -come avviene in molti casi- identificare un elemento ben definibile come “il colpevole” (come avviene per un omicidio, una rapina, ecc.). Solo quando il fatto riguarda personaggi noti, allora se ne parla, dimenticando che i nomi che fanno notizia sono una piccolissima percentuale di quelle migliaia di persone -solo in Italia- le cui storie personali si animano in realtà spesso assai più tristi, scomode, degradanti, umilianti dei personaggi che affiorano all’onor delle cronache. A colpire l’opinione pubblica non sono, principalmente, tanto la rilevanza dei fatti, il disgusto per certi episodi, quanto, in modo soggettivo e diversamente da persona a persona, un interesse pre-morboso (o a volta puramente morboso) per ciò che riguarda le vicende altrui ed i retroscena di questi (spesso modificati ed arricchiti di dettagli da una stampa alla ricerca di scoop); un sentimento di vendetta, stimolato dall’invidia, rispetto a personaggi di successo; a volte, tra i più giovani, la legittimazione rispetto a comportamenti o fenomeni che permettono di dire che “se lo fanno anche a loro, forse non è così grave e ne vale la pena…”. Lo stesso vale per i messaggi francamente illusori ed ingannevoli di alcune pubblicità che, a fine chiaramente di lucro, vanno ad incidere su chi, ingenuamente, è maggiormente predisposto a rispondere alle proposte ingannevoli. Essi riguardano generalmente il “come fare più soldi” e il “come diventare più belli”; così nascono prodotti per perder peso senza fatica, scolpire il proprio corpo o combattere gli inestetismi in pochi giorni; parallelamente si sviluppano i sistemi per guadagnare in modo facile (come certe forme di gioco) e le società che risolvono ogni necessità di tipo economico -tutto ciò almeno in teoria-.  Saranno la formazione, l’equilibrio personale e la soglia di vulnerabilità individuale a permettere di dar credito o meno alle molte proposte -tanto allettanti quanto ingannevoli- a cui siamo costantemente esposti.

aula scolasticaAnche l’ambiente scolastico, un tempo visto come luogo di formazione e protetto, è sempre più spesso teatro di episodi allarmanti, come lo sono, anche al di fuori degli istituti di istruzione, i fenomeni di bullismo e delle bande giovanili. Difficile stabilire un’origine per questi fenomeni, individuarne le cause e le conseguenze. Di certo c’è che tali fenomeni sono sintomatici di disagio. Disagio che appare essere in prima istanza di tipo sociale (essendo per l’appunto un sintomo che si manifesta a quel livello) e che solo ad una più attenta analisi (ed a volte solo dopo molto tempo) appare essere di natura psichica, lasciando sempre aperto il dubbio se il disturbo che sottostà sia stato causa o conseguenza degli agiti propri di chi ne è portatore. Anche la rabbia sociale, espressione che un tempo faceva riferimento alle lotte proletarie, ha impregnato l’attuale popolazione facendo sì che le tensioni di alcuni (molti, ma percentualmente non rappresentativi dell’intera società) la cui natura non è del tutto nota né tanto meno percepita da chi ne è portatore, trovi sfogo in manifestazioni di violenza. Sono le espressioni tipiche di alcuni estremismi che sfociano o in isolati fatti di cronaca, piuttosto che, là dove il singolo si aggrega a formare il branco, nelle risse del sabato sera o -in ambito sportivo- nelle lotte tra tifoserie.

Sicuramente, a detta di molti (tanto tra la classe scientifica che tra coloro che sono meno direttamente addetti ai lavori) è sempre più difficile distinguere ciò che è “normale” e ciò che non lo è. Così come è difficile identificare, in base ai comportamenti, chi è “normale” e chi non lo è. Le stesse scienze psichiatriche, negli ultimi anni, sono andate incontro ad una totale revisione: è stato necessario ricorrere alla formulazione di nuove tesi sull’eziopatogenesi (la causa prima) di molti disturbi e malattie mentali, nonché alla redazione di nuove definizioni ed alla coniazione di nuovi termini. Questa trasformazione, in ambito psichiatrico, è chiaramente visibile seguendo il continuo evolversi -nelle diverse edizioni- del DSM (IV TR nella sua ultima edizione) e dell’ICD, rispettivamente manuale diagnostico e statistico a americano dei disturbi mentali ed il suo equivalente europeo, “testi sacri” di chi opera in questo campo. È inevitabile che ogni posizione a riguardo debba tener conto del potenziale rischio di indicare come patologici comportamenti devianti di natura puramente delinquenziale, piuttosto che “normalizzare” sintomi e segni di natura chiaramente psichica.


Da queste considerazioni il nome del sito, normalarea.

PER APPROFONDIRE I TEMI CORRELATI A QUESTA SEZIONE, CLICCA QUI ED ACCEDI DIRETTAMENTE ALL'AREA PSICOSOCIALE.


Copyright © 2006  Normalarea.com
Tutti i diritti riservati.
I diritti di traduzione, di riproduzione, di memorizzazione elettronica, di adattamento totale e parziale, con qualsiasi mezzo (compresi i dispositivi elettronici, i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati.
E' vietato copiare, riprodurre, estrarre parti, pubblicare su altri siti, divulgare a terzi qualsiasi materiale contenuto in questo sito senza l'espressa autorizzazione scritta da Normalarea.com e degli autori interessati.
È altresì consentita la riproduzione totale o parziale dei contenuti di questo sito a condizione che la copia rimanga inalterata, senza modifica alcuna, non abbia scopo di lucro e vengano sempre riportati il nome della fonte e degli autori originari.
Qualsiasi violazione è perseguibile a norma di legge.